Valutazioni Ambientali e Governance Democratica

EDITORIALE

Il presente numero della rivista si suddivide in tre sezioni, all’interno delle quali vengono trattati alcuni temi particolarmente attuali, sia con riferimento a specifiche novità legislative che rispetto agli eventi che stanno caratterizzando l’attuale momento storico.

La prima parte affronta le valutazioni ambientali di piani, programmi e progetti, tematica che tradizionalmente costituisce uno degli argomenti in cui si è sempre concentrata la riflessione dell’Associazione, sia con riferimento all’apparato normativo nazionale e regionale che relativamente buone pratiche di valutazione. In questa prospettiva, la Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA) costituisce il primo strumento di valutazione ambientale introdotto formalmente a livello europeo e recepito in Italia dal DPR 357/1997. Ad ormai 25 anni dalla emanazione del Decreto, un gruppo di lavoro costituito dall’Associazione Analisti Ambientali (AAA), dalla LIPU e dal WWF Italia ha effettuato una ricognizione della normativa regionale sulla VIncA. Tenuto conto della più recente pubblicazione delle Linee Guida Nazionali per la Valutazione di Incidenza (2019) il lavoro di ricerca ha indagato in che misura le Regioni provvedono alla pubblicità delle proprie norme e procedure associate alla VIncA; sulla coerenza delle Linee Guida e le norme regionali in merito alla fase di “screening” e di “valutazione appropriata”; sulla la pubblicità dei procedimenti anche in relazione alla partecipazione del pubblico; sulla corrispondenza tra norme regionali e il disposto delle Linee Guida. In quadro informativo che emerge non appare, nel complesso, particolarmente incoraggiante.

Per quanto concerne la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) vengono affrontate le annose questioni relative alle alternative di progetto e, tra queste, all’“alternativa zero”. Troppo spesso, infatti, le alternative informano solo lo stadio iniziale della progettazione per poi essere man mano accantonate verso la soluzione definitiva e, il più delle volte, non viene effettuata una formale valutazione tra le “ragionevoli” alternative, semmai utilizzando metodi di valutazione multicriterio per giungere alla scelta della soluzione preferibile. La stessa “alternativa zero” sembra essere spesso intesa come quella relativa allo “status quo” rispetto alla soluzione progettuale proposta; invece, dovrebbe costituire una delle ragionevoli soluzioni alternative da valutare, anche in prospettiva del rispetto del “principio di precauzione”. Anche nella Valutazione Ambientale Strategica (VAS) risulta rilevante riflettere sul significato della “alternativa zero” che non può limitarsi alla scelta banale tra l’assenza di piano (o programma) e quello che si propone. Allo stesso modo non è possibile neppure pensare di valutare piani/programmi tra loro alternativi ma potrebbe essere, invece, significativo analizzare e valutare, all’interno del piano/programma, diverse alternative funzionali, dimensionali, localizzative, ecc., anche con l’ausilio di metodi di valutazione multicriterio oggi ormai sviluppati all’interno dei Sistemi Informativi Geografici (GIS). Anche per quanto riguarda la VAS sono state riscontrate alcune difficoltà di allineamento tra normativa nazionale e regionale, e sono state esaminate le semplificazioni introdotte nel 2021.

Alla luce delle “semplificazioni” recentemente introdotte, ma anche rispetto alla prassi corrente, risulta provocatorio chiedersi se ha ancora un senso valutare piani, programmi e progetti. Emerge quindi forte la necessità di affermare che si deve perseguire la qualità dei progetti e delle valutazioni non confondendo “snellimento” delle procedure con “semplificazione”: è invece necessario irrobustire, e non alleggerire, le valutazioni preventive di impatto ambientale.

La seconda parte della rivista affronta il tema della governance, della partecipazione e del monitoraggio civico del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). In particolare, la governance “democratica” deve informare diversi campi di azione: dalla interfaccia città-porto, alla rigenerazione urbana di aree degradate, quest’ultima da intendersi come qualcosa di profondamente diverso dagli interventi mirati ai soli aspetti fisico-edilizi della città, ma che migliori la base economica e persegua l’“innovazione” sociale, rendendo quanto più inclusivo possibile il processo decisionale. Il monitoraggio civico del PNRR si muove in questa direzione volendo costruire un “controllo diffuso” della società civile sull’operato della pubblica amministrazione. Infatti, anche nel caso del PNRR, i cittadini hanno il diritto e la responsabilità di sapere, di vigilare e di partecipare a come l’amministrazione pubblica si organizza, spende e prende le decisioni al riguardo.

La terza parte costituisce la tradizionale sezione dedicata a “studi e ricerche”: sono presenti due articoli. Il primo si focalizza sulla lotta ai cambiamenti climatici, con particolare attenzione agli obiettivi fissati nell’Accordo di Parigi (COP21) e al Patto sul Clima di Glasgow, (COP26). Gli attuali trend sulle emissioni non presentano un quadro confortevole, tenuto conto delle decisioni sul clima prese da Russia, Cina e India e sul possibile effettivo raggiungimento della decarbonizzazione entro la metà del secolo. A questo si aggiunge la recente guerra in Ucraina che, come tutti i conflitti armati produce specifiche emissioni di CO2 in atmosfera. Infatti, con riferimento alle tipologie di emissioni dovute all’azione militare, sono state condotte delle stime relativamente ad operazioni militari ed eventi bellici dell’ultimo ventennio allo scopo di comprendere l’impatto dei conflitti sui cambiamenti climatici.

Il secondo articolo di questa sezione presenta l’esperienza dei “processi decisionali inclusivi” nell’ambito di una cooperazione internazionale Italia-Francia. Le azioni progettuali previste nei due contesti territoriali (italiano e francese) hanno avuto lo scopo di applicare, in modo coordinato e integrato, attraverso percorsi di programmazione negoziata, misure e indirizzi in materia di salvaguardia dei corsi d’acqua e organizzare gli strumenti scaturiti dai Contratti di Fiume, mediante la condivisione di buone pratiche.

Pasquale De Toro